Purché Gesù sia vivo…

Anno I – Numero 2 – Aprile 2017.

Il messaggio pasquale di Monsignor Vincenzo Pelvi alla cittadinanza


Fare Pasqua significa entrare in una vita nuova, di grazia, di amicizia con il Signore. In me, in voi, nell’uomo santo o peccatore, ricco o povero ci sono i germi della risurrezione che trascinano verso l’alto, come un fiume di luce, fino a che sarà tutto in tutti.

Pasqua è un mattino nuovo. A partire da questa aurora, la lunga storia passata ha cambiato senso per sempre; ha preso la sua direzione definitiva. Con Cristo, crocifisso vivo, è apparsa una nuova creazione. «Ecco il giorno che ha fatto il Signore». In questo giorno amami tu, Signore, anche se non lo merito e ti amo poco. E correrò come Giovanni, mi volterò verso di te come Maria di Magdala, brucerà il cuore per te, nonostante la mia umanità che somiglia a quella di Pietro.

Pasqua è un mondo nuovo. «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24,5). Certo, la morte non ha perso la sua maschera tragica, ma nel cuore del mondo s’è aperta una breccia, si sono liberate le energie della Risurrezione. Non c’è più niente di assurdo, di fatale: l’impossibile diventa possibile. Non c’è più bisogno di difendere o riconquistare quel sepolcro di Cristo che è diventato la culla della Chiesa: è vuoto. Il Cristo vivo ci precede in Galilea, noi siamo testimoni che Dio ha risuscitato Gesù al terzo giorno.

Risplenda dovunque la novità di Pasqua. A volte purtroppo siamo proprio noi cristiani a ributtare la pietra sul sepolcro di Gesù per restare nel torpore della nostra morte… tanto non cambia niente. Ma sullo sfondo dell’alba della prima domenica della storia, svaniscono i timori, passano in second’ordine i fallimenti veri o presunti, rientra la sensazione di inutilità che troppe volte attanaglia la nota parola e la nostra azione. Noi siamo i figli di questa certezza. A noi tocca vivere con intensità la fretta di rotolare via dall’animo i macigni dell’odio e dell’egoismo. La Pasqua è l’annuncio che la morte è stata vinta e che l’uomo può continuare a vivere il sogno di Dio.

La risurrezione è iscritta nelle fibre più profonde della storia, che va verso il suo compimento finale trascinando con sé uomini e cose. È dentro di essa (la grande e la piccola storia quotidiana) che noi avvertiamo la presenza silenziosa del Risorto. Una presenza che non si costata più con gli occhi del corpo, come quando Gesù camminava per le strade della Palestina, ma che si percepisce chiaramente con lo sguardo della fede. Ora egli non è più qui nella carne, ma nello Spirito. Si tratta di una presenza vera, consolante, trasformante. «Se Gesù è vivo, questo mi basta! Se lui vive, io vivo, poiché la mia vita dipende da lui. Egli è la mia vita, è il mio tutto. Cosa dunque potrebbe mancarmi, se Gesù è vivo? Ancora meglio: «Che tutto il resto mi manchi, non mi importa, purché Gesù sia vivo!» (Guerrico d’Igny, Discorso 1 sulla resurrezione).

+ Mons. Vincenzo Pelvi

Arcivescovo Metropolita di Foggia-Bovino


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Direttore resp. Mauro Pitullo | In attesa di reg c/o Tribunale di Foggia |

Mensile free press – Anno I – Numero 2 – Aprile 2017

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO: Alfonso Buono, Michela Carlomagno, Paolo Cocco, Salvatore de Martino, Vincenzo Negro, Alessio Paragone

Elaborazione grafica: Demetrio Amatore

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